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Martedì 23 Luglio 2019

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Forum donne Cantiere Milano | Stampa |
Incontro per la discussione delle proposte relative al programma del centro-sinistra per le elezioni 2006
Lunedì 19 dicembre, ore 18.00, presso l'Unione femminile nazionale, Corso di Porta Nuova 32, Milano I documenti:

FORUM  DONNE   DEL  CANTIERE   PER   MILANO
Proposte  per il programma elettorale dell’Unione di centrosinistra per Milano
Le donne e lo sviluppo locale.

A Milano le donne sono più della metà della popolazione, e tra gli anziani e i vecchi sono il …% ; lavorano prevalentemente come dipendenti, ma l’imprenditoria femminile è in crescita; sono la maggioranza tra le persone povere; sono il…% della popolazione immigrata; sono ampiamente presenti in tutti i settori, ma troppo scarsamente in politica e nei centri decisionali dell’economia. Per come sono organizzati attualmente la città,  il mondo del lavoro e i servizi pubblici e privati, le donne sono quelle che hanno i maggiori problemi, ma le donne, il loro modo di sentire e pensare e  le loro proposte rappresentano una enorme risorsa, ora sottoutilizzata e sprecata; sono una risorsa per migliorare la città e le condizioni di vita di tutti e tutte. 

Per questo qualsiasi strategia che si proponga lo sviluppo sostenibile di Milano non può che mobilitare e valorizzare le energie e le potenzialità di più della metà della popolazione e porre come prioritarie al proprio riprogettare e agire politico le questioni della qualità della città per tutte e tutti, dell’organizzazione dei servizi e dei tempi, del lavoro femminile e della conciliazione tra lavoro e famiglia.


PROPOSTE PER IL GRUPPO SVILUPPO SOSTENIBILE E QUALITA’  -  Sottogruppi: Territorio e ambiente;  Sviluppo e lavoro;  Cultura

La città che vogliamo:
1) la città di città
-  in cui tutte le sue parti, e in particolare le periferie, acquisiscano gli elementi qualitativi che caratterizzano una vera città viva e vivibile (attività importanti dal punto di vista economico/produttivo, possibilità di lavoro, begli edifici, bei luoghi per l’ incontro e la cultura, piazze di quartiere pedonalizzate e riqualificate come attività e come estetica, alberi e fiori, servizi di qualità in tutti i campi);

-  in cui gli attuali Consigli di Zona diventino Municipalità e cioè veri e propri Comuni, autonomi come poteri decisionali e come risorse per tutti i compiti di interesse locale (elencare i compiti che possono essere trasferiti da subito solo modificando lo Statuto del Comune? secondo me sarebbe utilissimo, anche perché il gruppo Istituzioni si è rifiutato di farlo), ma  riuniti nella Città Metropolitana per tutti i compiti che riguardano l’area metropolitana nel suo complesso (elencarli?)

-  in cui il territorio delle future Municipalità sia individuato, mediante un processo partecipato,   riaggregando le precedenti 20 zone, in modo da ricomporre e valorizzare, per quanto è ancora possibile, le caratteristiche dei vari quartieri  e in modo da individuare nuovi “luoghi centrali”, cioè potenziali luoghi centrali intorno a cui costruire la trasformazione da periferie e da quartieri dormitorio (più o meno validi dal punto di vista edilizio) in vere e proprie città;

2)  la città sana  (la città dell’ecosviluppo)

noi vogliamo una città con l’aria  molto meno inquinata, con meno rifiuti  e più pulita, meno rumorosa e con la possibilità, alla sera, di vedere le stelle, ora nascoste dall’inquinamento luminoso.

Per ottenere ciò occorre:

- riorganizzare radicalmente il modo di muoversi nell’area metropolitana e in città: potenziando, diffondendo e rendendo molto più frequenti i mezzi pubblici di superficie (treni,tram, autobus) di giorno e di sera; realizzando nuove linee in senso trasversale, interperiferico;  prolungando l’orario notturno dei mezzi pubblici; chiudendo al traffico privato il centro storico fino ai Bastioni e aumentando le isole pedonali in tutta la città; separando le strade destinate alla circolazione degli automezzi dalle strade interquartiere; completando la rete delle piste ciclabili; usando per il trasporto pubblico e per la distribuzione delle merci automezzi con motori e carburanti ecologici; potenziando le nuove forme di mobilità come l’auto condivisa, i miniautobus a chiamata, ecc. - bloccare ogni progetto di autostrada o superstrada urbana;  di sovrappasso o sottopasso; ostacolare quanto più possibile la circolazione delle auto; rendere gratuiti i parcheggi di corrispondenza;

- completare la trasformazione a metano delle caldaie per il riscaldamento; nelle nuove costruzioni e nelle ristrutturazioni usare materiali e forme di riscaldamento e raffrescamento ecologici;

- aumentare sensibilmente il verde: sia nei grandi parchi a cintura della città; sia connettendo –appena possibile e prima che sia troppo tardi – i parchi esistenti; sia a livello di quartiere; sia realizzando  aiuole con alberi cespugli e fiori ovunque ci siano  marciapiedi spaziosi, slarghi, piazze e rondò in catrame o pietra; sia iniziando a realizzare i tetti verdi sugli edifici;

- regolamentare le attività più rumorose, specie di notte;

- rifare l’illuminazione pubblica laddove la luce viene dispersa verso l’alto, migliorando la luminosità a terra e risparmiando energia;

- ripubblicizzare la gestione del ciclo integrato dell’acqua;

- fare di Milano una città all’avanguardia della sostenibilità ambientale anche mettendo in rete il Comune, le università e i centri di ricerca pubblici e privati e le organizzazioni degli imprenditori per riconvertire in senso ecologico le industrie dell’area metropolitana e per  impiantare  nuove produzioni sostenibili, soprattutto nel campo delle energie rinnovabili e del riciclo e riuso di scarti e rifiuti; promuovere seriamente la ricerca e l’innovazione per l’ ambiente e la salute è uno dei compiti principali dei poteri pubblici;  

3) la città bella viva e accogliente (e quindi più sicura)
noi vogliamo una città in cui tutti e tutte possano abitare in case e quartieri accoglienti e in cui siano meno soli e sole, per cui occorrono:

- più edilizia popolare di qualità, ben dotata di servizi, costruita  non su aree a verde (è concretamente possibile realizzare 6.000 alloggi tra canone sociale e concordato nell’arco di 4/ 5 anni) e realizzata anche in piani misti di nuova edificazione e recupero edilizio e urbanistico, soprattutto per contribuire a riqualificare  aree periferiche; bloccare la vendita dell’edilizia pubblica esistente;

- campi nomadi attrezzati, piccoli e stabili, ben collegati ai servizi pubblici;

- case di accoglienza (almeno una per zona) temporanea o continuativa per tutte le persone senza casa: immigrati/e in attesa di casa definitiva (al posto del CPT); homeless (al posto dei Ricoveri Notturni di viale Ortles); donne vittime di violenze; situazioni di emergenza, ecc.;

      - luoghi di incontro e per attività in comune tra persone e tra culture diverse, per attività culturali e anche per  produrre  nuova cultura, diffusi in tutta la città, aperti anche alla sera  e nei giorni festivi, autogestiti  (case delle culture: per le culture delle varie etnie; controculture giovanili; luoghi di incontro e comunicazione tra varie generazioni per lo scambio di saperi ed esperienze; assemblee pubbliche; salette per riunioni dei gruppi che realizzano la partecipazione; feste,   ecc.);

      - piazze di quartiere pedonalizzate e riqualificate anche esteticamente, puree all’interno dei grandi quartieri di edilizia popolare, in modo che possano ritornare a essere, come in passato, luoghi belli in cui ci si incontra, si passeggia, si compera, si usano spazi e servizi;

      - riqualificazione edilizia, urbanistica, energetica, estetica, sociale dei quartieri popolari;

      - riorganizzazione e sostegno al piccolo commercio per la sua diffusione in tutta la città   come indispensabile servizio di vicinato, elemento di vivibilità, di sicurezza e di socializzazione per anziane e anziani; sostegno all’artigianato produttivo e di servizio;

            - una rete di servizi sociosanitari diffusi per tutta la popolazione e una rete di solidarietà che    

               coinvolga soprattutto anziani soli  e anziane sole;

            - una città partecipata, in cui siano attive le varie forme di partecipazione popolare alle scelte nelle varie fasi di progettazione, decisione, realizzazione, gestione, controllo, degli interventi e dei servizi pubblici;

4) la città della cura (contro la città dello spreco e del mal essere)

- noi vogliamo una città che ha cura di sé, che si tratta con cura come se fosse un’unica risorsa di tutti e  tutte e per tutti e tutte, come se fosse una grande casa collettiva in cui ci sono i luoghi per la vita familiare e individuale e i luoghi per la vita associata; una città che conserva (invece di distruggere), recupera, ripristina e riusa per finalità pubbliche ciò che ha di bello (luoghi storici, beni culturali, verde); che abbellisce vie, piazze, quartieri degradati e migliora il suo arredo; che recupera e riusa  gli edifici e le aree  inutilizzate, invece di sprecare suolo agricolo e materiali da costruzione; che inserisce le nuove costruzioni in modo armonico nella città già esistente; che non spreca il tempo di vita e di lavoro organizzando razionalmente la mobilità delle persone e delle merci; che estende  la raccolta differenziata dei residui e ricicla e riusa tutto quanto è possibile;

- una città che trova il modo di riconnettere i quartieri isolati dalle barriere urbane (ferrovia, tangenziali, ecc.);  

- una città che ha cura di tutti e tutte gli/le  abitanti  investendo e organizzando le sue risorse in modo da privilegiare i servizi pubblici di base: per la salute, l’educazione, la cultura, lo sport e i luoghi di incontro e aggregazione  e cioè i luoghi della cura e per la cura;

- una città che riorganizza anche i suoi tempi in modo da facilitare un uso più allungato, e da parte di un numero maggiore di persone, degli spazi e dei servizi pubblici a vantaggio della vita di relazione e, quindi, del ben essere complessivo;

5) la città da vivere anche a piedi, amica di bambini e bambine, vecchi e vecchie (e quindi più sicura)  noi vogliamo una città:

- che separa le strade per la circolazione automobilistica dalle strade interquartiere (gerarchizzazione delle strade);

- con una presenza diffusa di servizi pubblici (sociosanitari, educativi, culturali, sportivi, amministrativi, spazi per il gioco, uffici postali, ecc.) e privati (negozi, edicole, ecc.) e di verde di quartiere, in cui sia possibile raggiungere a piedi, gradevolmente e in sicurezza, ciò che serve;

-  in cui sia bello anche passeggiare (piazze di quartiere pedonalizzate e riqualificate, altre isole pedonali riqualificate, verde di quartiere ben curato);

- che completi l’abbattimento delle barriere architettoniche in ogni spazio di uso pubblico (al chiuso e all’aperto) e nei mezzi di trasporto  e che faciliti il suo uso da parte delle persone con difficoltà  sensoriali;

6) la città della cultura e della memoria di sé: il pane e le rose: noi vogliamo una città:

-         che si occupi non solo delle grandi istituzioni culturali (Scala, Piccolo Teatro, Dal Verme, Palazzo Reale, Triennale, grandi musei, ecc.), delle grandi mostre con famosi autori del passato e dei grandi eventi in piazza Duomo o in Galleria, ma

-         che si occupi anche di una cultura diffusa da far vivere in tutta la città,  per le persone che non frequentano  (per età, basso reddito, scarsa istruzione, difficoltà a muoversi, ecc.) le grandi istituzioni e i grandi eventi del centro storico;

-         che dia spazio  e promuova seriamente – con risorse adeguate - autori e autrici viventi non ancora noti/e (nelle arti figurative, cinema, musica, teatro, danza, narrativa, poesia), anche mediante concorsi per abbellire spazi aperti e luoghi pubblici;

-         che dia spazio alle culture giovanili, alla cultura delle donne e alle culture delle varie etnie che abitano la città, con luoghi in cui si possa non solo godere delle forme di cultura e di arte  già esistenti, ma anche produrre nuove forme di cultura e di arte;

-         che conservi e curi la memoria di sé e del proprio passato, non per una forma di chiusura localistica a tutto quanto è nuovo o proviene dall’esterno, ma perché la propria identità, cultura e  anima, rimanendo forti, vive e presenti, possano aprirsi, dialogare e arricchirsi  con le identità e con le culture altrui; il passato (edifici, luoghi, esperienze, attività, persone, ecc.) e la memoria di tale passato sono un tesoro da curare per il bene di tutti e tutte.

Le strutture (per cui utilizzare spazi di proprietà pubblica) e le attività necessarie a dar vita a questa  cultura e a questa memoria come servizio pubblico fondamentale per tutti e tutte sono:

-         i Centri Donna polivalenti (vedi proposte per il Welfare)

-         le Case delle Culture (vedi punto 3 delle proposte per la città), megliose autogestite

-         la garanzia di spazi di proprietà pubblica per i Centri sociali (ad es. Leoncavallo)

-         il Museo dei Movimenti (nati a Milano: operaio, studentesco, delle donne) per conservare e mantenere viva nella città la memoria collettiva

-         il Museo del Teatro e della Comunicazione

-         strutture stabili (anche tensostrutture) per il teatro di quartiere

-         potenziamento delle biblioteche di zona, allungamento serale dell’orario di apertura; organizzazione di circoli di lettura; biblioteche circolanti;

-         teatro in strada (spettacoli negli spazi aperti) e teatro di strada;

-         istituzione della figura della “narratrice della città”, che  curi, valorizzi e faccia conoscere la memoria collettiva in senso storico, architettonico e antropologico e i luoghi della memoria.

7)      la città del lavoro

noi vogliamo una città che tuteli il lavoro, con un Comune che: regolarizzi  lavoratori e lavoratrici precarie alle proprie dipendenze dirette e operanti nelle aziende di gestione dei servizi a rete;   combatta il lavoro nero e gli incidenti sul lavoro, con appositi protocolli, in tutte le situazioni che può controllare (ad es. i cantieri edili relativi alle sue concessioni edilizie); promuova l’imprenditoria femminile e giovanile (come?), soprattutto nei settori legati all’ecosviluppo;  promuova il rilancio della città e le condizioni perché vengano realizzati nuovi posti di lavoro qualificato (vedi: la città dell’ecosviluppo); realizzi specifici servizi e politiche (quali?)  (in collaborazione con l’Agenzia per l’impiego della Provincia)  per aumentare l’occupazione femminile e il ritorno delle donne al lavoro dopo la maternità.

PER  IL GRUPPO  WELFARE
-         Centri Donna polivalenti (operanti anche in collaborazione con associazioni e gruppi di donne): centri di elaborazione culturale e di coscienza critica sulle questioni di genere e di diffusione del pensiero, della creatività e delle pratiche delle donne; centri di informazione, ascolto, orientamento, accompagnamento per i problemi legati alla formazione, al lavoro, all’accesso ai servizi, al disagio; centri di tutela legale per i problemi familiari e di relazione; spazi per riunioni di associazioni e di gruppi di donne; centri per attività formative di base mirate (ad es, per l’accesso all’informatica);

-         Consultori: devono essere diffusi uno ogni 20.000 abitanti e adeguatamente finanziati e devono ritornare a essere luoghi di prevenzione primaria per la salute sessuale e riproduttiva e per la contraccezione (estesa alla pillola del giorno dopo gratuita) da promuovere soprattutto tra le donne immigrate; centri polivalenti per il ben essere delle donne (italiane e immigrate) nelle varie fasi della loro vita biologica e psicologica (adolescenza, maturità, menopausa); per migliorare le loro possibilità di autodeteminazione in fatto di maternità (sia quando è indesiderata, applicando la legge 194/1978,  sia quando è desiderata)  e per sostenerle nelle loro scelte, quali che esse siano, anche nei primi tempi di vita di figli e figlie;  per realizzare tutto ciò diventa  fondamentale  ricreare i comitati di gestione delle utenti e introdurre le mediatrici culturali per le principali etnie;
-         Sostegno politico all’uso della pillola RU486 negli ospedali cittadini, tecnica che non introduce alcun principio o fatto nuovo, ma rende l’aborto solo un po’ meno traumatico dal punto di vista fisico, e  perfettamente coerente con la legge 194/1978, che prevede “l’uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza”;
-         Osservatorio sulla salute della donna:spazio di confronto su esperienze, pratiche e problemi riguardanti la salute (non solo riproduttiva) della donna e sul rapporto tra operatrici sanitarie (mediche e non) e donne utenti/pazienti;
-         Salute dell’età evolutiva: prendiamoci cura del presente e del futuro a iniziare dalla salute, non solo tutelando l’ambiente ma progettando e realizzando, in accordo con l’Azienda Sanitaria Locale di Milano, una rete di servizi per la salute psicofisica dell’età evolutiva (da 0 a 15 anni), collocati  presso asili e scuole, che si facciano carico soprattutto della prevenzione e del reperimento precoce delle malattie e del disagio psichico e dell’educazione (sanitaria, alimentare, sessuale);

-         Nuovi asili nido comunali, con le caratteristiche qualitative ed educative che solo i nidi comunali possono dare; individuare proposte per qualificare e garantire dal punto di vista educativo i nidi aziendali e di caseggiato finanziati da Regione e Comune;
-         Servizi domiciliari per anziani/e e vecchi/e in difficoltà, da estendere in tutti i quartieri con persone a basso reddito;
-         Anziani/e attivi/e come risorsa (volontaria, o anche retribuita a integrazione di pensioni minime, o compensata con tessere gratuite di trasporto, per spettacoli, ecc.) sia per le giovani generazioni (nonne baby sitters, racconto delle proprie esperienze di vita nelle scuole; ex maestre coadiuvanti negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia; ex insegnanti che affiancano studenti, ecc.), sia per i/le coetanei/e (assistenza domiciliare e compagnia, professionisti in pensione che danno consulenze gratuite, ecc.), sia per servizi di pubblica utilità (cura del verde di quartiere, ecc.);
-         Corsi gratuiti di italiano per immigrati/e, diurni e serali, presso scuole e altri edifici comunali
-         Mediatori e mediatrici culturali nei servizi comunali (specificare in quali, oltre ai consultori; asili nido e scuole per l’infanzia?eventuali altri?).
PER  IL  GRUPPO   ISTITUZIONI
- Politiche di genere.
Le politiche di genere del Comune non devono essere intese come azioni a se stanti, affidate a un unico assessorato, ma devono essere trasversali a ogni azione e intervento, in modo da includere l’ottica di genere in tutte le politiche di sviluppo locale.

Gli obiettivi e le strategie delle politiche di genere dovranno collocarsi nel quadro di riferimento dell’Unione Europea, che ha accolto i principi del  mainstreaming e dell’empowerment, elaborati dalle Conferenze mondiali delle donne a partire da Pechino 1995, e li ha raccomandati a tutti i Paesi membri come indispensabili per raggiungere un’effettiva parità tra donne e uomini.  Mainstreaming (sistematica considerazione dei bisogni sia delle donne sia degli uomini nella definizione di tutte le politiche) ed  empowerment (assunzione di potere da parte delle donne attraverso la loro partecipazione ai processi decisionali) dovranno informare ogni azione politica del Comune.

- Bilancio di genere a livello comunale e di zona.
Per poter tener conto delle differenze di genere nelle proprie scelte economiche e sociali il Comune e ogni Consiglio di Zona (futura Municipalità) deve adottare, per la redazione dei propri bilanci - preventivo e consuntivo – lo strumento del bilancio di genere, basato su una analisi dei sistemi per reperire  e assegnare le risorse comunali che: parta sia dalle disuguaglianze economiche e sociali tra donne e uomini sia dalle diversità riproduttive, che richiedono interventi diversificati di prevenzione e assistenza sanitaria; e tenga conto del diverso impatto che le politiche di bilancio (gli interventi, le azioni, i servizi decisi e finanziati nel bilancio di previsione) hanno su donne e uomini.

Di conseguenza il bilancio di genere ristruttura le entrate (il modo di reperire le entrate) e le uscite  (gli interventi, le azioni e i servizi offerti) tenendo conto delle diverse esigenze delle donne, soprattutto in merito ai servizi sociosanitari e a quelli che meglio sostengono la conciliazione dei tempi di lavoro e di vita, e, per questa via, promuove effettivamente la parità tra donne e uomini.

- Assessorato alle Politiche di genere (indicare concretamente i suoi compiti e perché lo vogliamo, dopo aver enunciato l’indispensabilità di politiche di genere trasversali a ogni azione, politica e intervento del Comune).
- Assessorato alle Municipalità al posto  degli assessorati al Decentramento e alle Periferie,   con il compito di promuovere la trasformazione fisica,  funzionale ed estetica delle attuali periferie in vere e proprie città e, quindi, di stimolare e coordinare un approccio trasversale di tutta la giunta mirato a tale fine, che deve necessariamente coinvolgere Bilancio, Demanio, Urbanistica, Mobilità, Ambiente, Commercio, Cultura, Servizi sociali.

 -  Giunta composta per metà da uomini e per metà da donne.
- Partecipazione popolare alle scelte, attuando modalità ampiamente sperimentate in altre città italiane ed europee: urbanistica partecipata sia a livello di zona, per interventi con valenza locale (ascolto della cittadinanza prima della progettazione, inserimento delle richieste e delle proposte degli e delle abitanti nei bandi di concorso, discussione e convalida del progetto vincitore, partecipazione alle modalità di realizzazione), sia per piani, progetti e interventi strategici e a rilevanza territoriale più ampia (come progetti per strade, ferrovie, altre linee di trasporto pubblico di superficie, grandi impianti, grandi piani urbanistici ed edilizi di qualsiasi tipo, di recupero, di riqualificazione, ecc.), in merito sia a tracciati, dimensioni e localizzazioni, sia  al loro inserimento nel contesto urbano che li circonda  ; bilancio partecipato a livello comunale e di zona; agenda 21 di zona; comitati di gestione dei servizi di base (consultori, case delle culture,….), comitati di autogestione nei quartieri di edilizia popolare,  comitati di controllo sulle aziende erogatrici di servizi a rete (trasporti, acqua, energia);  consulte a livello di zona; telematica civica, ecc.     

RISORSE  E  INVESTIMENTI
La giunta di destra ha dissestato le finanze comunali, pur avendo fatto cassa svendendo quote di aziende municipalizzate e avendo  chiuso o  abbandonato al degrado i servizi di base.

Il Comune governato dal centrosinistra dovrà:

1)      abolire gli sprechi, come ad es. le costosissime consulenze inutili e clientelari;

2)      ridurre le spese, ad es. riducendo al minimo le spese di rappresentanza e riducendo i compensi a sindaco e assessori/e, destinando quest’ultimo risparmio all’  avvio di un Fondo per il reddito minimo garantito alle persone in particolare difficoltà;

3)      aumentare, appena possibile, le entrate tributarie e contemporaneamente contribuire alle  politiche di sviluppo sostenibile differenziando  imposte,  tasse,  tariffe e oneri (ad es. Imposta Comunale sugli Immobili, tassa per la raccolta dei rifiuti solidi, tariffe dei servizi pubblici, oneri di urbanizzazione) in base  al reddito e al patrimonio dei/delle contribuenti; e  alle attività da incentivare e tutelare (ad es. il piccolo commercio  e i comportamenti ambientalmente virtuosi) o disincentivare ( ad es la grande distribuzione commerciale e i comportamenti dannosi per l’ambiente);

4)       abbandonare o differire ogni logica di investimenti faraonici e a lungo termine (ad es. nuove linee di metropolitana, pur completando i tratti già in fase di realizzazione; grandi opere in genere) e investire  negli interventi prioritari per il ben essere diffuso, anche a breve termine, di uomini e donne, bambini/e e vecchi/e:

  • potenziamento e diffusione del trasporto pubblico di superficie;
  • più edilizia popolare di qualità;  riqualificazione dei quartieri popolari; piazze di quartiere;
  • ampliamento e cura del verde pubblico (minuto, di quartiere, urbano e metropolitano);
  • adeguamento alle normative sulla sicurezza e ambientali e, quando necessari, recupero e ristrutturazione del patrimonio del Demanio comunale non utilizzato, in modo da poterlo usare per attività sociali e culturali (case di accoglienza di zona; case delle culture; nuove sedi per i servizi sociosanitari di base, per asili nido, ecc.);
  • potenziamento dei mercati comunali coperti e politiche a tutela del piccolo commercio;
  • qualità e diffusione dei servizi di base anche mediante adeguate politiche del personale: stabilizzazione e regolarizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori precari; nuove assunzioni a tempo indeterminato; formazione; coinvolgimento di lavoratrici e lavoratori,  dei sindacati e dei comitati delle/degli utenti nell’organizzazione dei servizi,  del lavoro e degli orari;  riaggregazione delle professionalità e delle esperienze disperse dalla gestione della destra;
  • allo scadere dei contratti di affidamento riassunzione in gestione diretta da parte del Comune dei servizi e delle attività collegate alla salute e al ben essere, come ad es. le mense scolastiche, per farle entrare in un progetto di tutela della salute dell’età evolutiva;   
  • promozione, organizzazione, sostegno, coordinamento e messa in rete (da parte  dei Consigli di Zona/future Municipalità) di persone, gruppi,  risorse e attività mirate a usare meglio l’esistente e a generare, comunque, solidarietà, anche se con risvolti economico-finanziari: ad es. alloggiare studenti universitari fuori sede in case di anziani/e soli/e; autorganizzazione  a livello di via, piazza o quartiere dei e delle negozianti  perché possano contenere/ridurre costi e prezzi e resistere alla grande distribuzione; banche del tempo, ecc.
 
 
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