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Venerdì 23 Agosto 2019

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4 si contro l’equiparazione tra concepito e persona | Stampa |
Equiparare i diritti del concepito a quelli di tutti “i soggetti coinvolti”, come fa questa legge, significa dare per acquisito che un ovocita fecondato ai primissimi stadi di sviluppo (prima ancora dell’impianto nell’utero) è una persona, la cui distruzione equivale alla soppressione di una vita umana.
 
Tuttavia:
a) il nostro codice civile (articolo 1) regola l'acquisizione della capacità giuridica, vale a dire l'idoneità ad essere titolari di diritti e di obblighi, soltanto al momento della nascita;
b) questa legge si pone in aperto contrasto con la legge sull’aborto. Se il concepito ha gli stessi diritti degli altri “soggetti coinvolti”, cioè del padre e la madre, è evidente che non è ammissibile che la donna possa ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza;
c) se lo scopo della legge era difendere gli embrioni, occorreva proibire qualsiasi forma di fecondazione assistita. Limitare a 3 gli embrioni e rendere obbligatorio l’impianto significa sacrificarne comunque, nel migliore dei casi, 2 su 3. Visto che i sostenitori della legge utilizzano spesso il paragone con lo sterminio degli ebrei, è come se si fosse accettato di lasciar uccidere 2/3 dei 6 milioni di vittime dell’olocausto. Evidentemente neanche gli estensori della legge erano convinti dell'equiparazione tra embrione e persona.
 
L’assurdità dell’equiparazione del concepito ad una persona umana è evidente se si considera che:
1) in Italia è ammesso l’uso della spirale, che agisce sulla mucosa uterina per renderla inadatta a fare attecchire l’eventuale embrione formatosi dopo il 5° giorno di vita;
2) è ammessa anche la cosiddetta pillola del giorno dopo, che provoca l’espulsione dell’embrione ai primissimi stadi di vita. Se la legge italiana consente l’uso della spirale e della cosiddetta “pillola del giorno dopo” per evitare l’impianto di un embrione nelle fasi precoci del suo sviluppo, perché obbligare la donna all’impianto se l’embrione viene ottenuto con la fecondazione assistita?
 
Affermare che l’embrione sia una persona non è nient’altro che un’opinione, rispettabile quanto le altre. Ma un’opinione non può essere imposta per legge a tutti, per di più con conseguenze dannose per la donna, per i malati e per l’avanzamento della ricerca medica.
 

Le ragioni di chi sostiene che l’embrione non è una persona

Per natura, nell’80% dei casi, l’embrione non riesce a sopravvivere, e viene espulso con il primo ciclo mestruale. Considerare l’embrione una persona significherebbe ritenere che la fecondazione naturale, assai più della fecondazione artificiale, provochi una continua strage di innocenti.
 
La personalità giuridica dell’embrione non può essere riconosciuta neanche sulla base dell’argomento secondo il quale l’embrione è una persona in potenza. Secondo questo ragionamento, infatti, anche lo spermatozoo o l’ovulo sono persone in potenza. Come l’embrione, infatti, hanno una certa probabilità, date certe condizioni, di portare alla nascita di un bambino.
 
La nascita di una persona non può essere fatta coincidere con la fusione del dna dello spermatozoo con quello dell’ovulo. Pensare che la persona dipenda unicamente dal menoma significa abbracciare una forma di determinismo biologico e di riduzionismo genetico, in fin dei conti una visione materialistica della vita.
 
Entro i primi 14 giorni dopo la fusione del dna materno con quello paterno, l’embrione può suddividersi dando vita a due gemelli. Ritenere che la fusione del dna dia vita a una persona è un evidente controsenso, dato che da quella fusione possono scaturire due individui.
 
La Chiesa cattolica è l’unica istituzione religiosa a sostenere che l’embrione sia una persona fin dal concepimento. Non la pensano così la maggior parte delle altre chiese cristiane (come ad esempio i Valdesi), né i musulmani, né gli ebrei, né gli induisti e i buddisti.
 
La stessa Chiesa cattolica fino al 1869 aderiva alla tesi di Artistotele, secondo cui fino almeno al 40° giorno l’embrione non sviluppa una forma sufficientemente umana da acquisire un’anima intellettuale, elemento che distingue gli uomini dagli animali (illomorfismo).

A cura di
Radicali Italiani - Associazione Luca Coscioni www.4si.it

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