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Dopo la procreazione, l'aborto | Stampa |
Presentato a Roma dal cardinal Ruini e dal presidente del senato Marcello Pera, il libro di Joseph Ratzinger «L'Europa di Benedetto». Una sfida ai laici e un attacco esplicito alla 194
Da
Il Manifesto, 22 giugno 2005
Iaia Vantaggiato
ROMA
Non parte certo sottotono la campagna vaticana contro la legge 194. Passato agli atti - con onore - il trionfo del referendum sulla procreazione assistita, il cardinale Camillo Ruini raccoglie il tributo dovuto e lancia la sua prossima sfida chiamando a raccolta l'Europa intera, invitandola a serrare i ranghi contro la legge sull'aborto: «un piccolo omicidio che ci porta a smarrire l'identità umana e a far prevalere il diritto sulla forza sulla forza del diritto». Di fronte a lui, una platea d'eccezione: quella riunitasi ieri a Roma a palazzo Wedekind - storica sede del quotidiano Il Tempo - per la presentazione dell'ultimo libro del cardinale Joseph Ratzinger nonché prima fatica editoriale del nuovo papa Benedetto XVI.

La sala è accaldata e sin troppo gremita ma fa indubbiamente impressione vedere in prima fila - gomito a gomito e abili nel non rivolgersi la parola per circa due ore - un repubblicano storico come Giorgio La Malfa e un ex repubblichino come Mirko Tremaglia cui non manca di rendere omaggio più di un rappresentante dell'aristocrazia papalina. Per fortuna che a salvare l'estetica arriva Pierferdinando Casini, l'astensionista numero due, secondo solo al presidente del senato Marcello Pera - cui si deve peraltro l'introduzione al libro di Ratzinger - al quale è però destinato il posto d'onore: quello alla destra di Ruini.

Ed è a Pera che vengono riservati gli unici due applausi a scena aperta. Il primo quando, sornione, afferma - a proposito della differenza tra atei e agnostici - che «Dio non sopporta l'astensione. Lo sapevo da prima ma mi sono ben guardato dal dirlo». Il secondo quando recita l'ormai noto refrain della differenza tra laicità e laicismo e critica uno stato - quello per il quale riveste gli abiti di presidente del senato - incapace di accettare veli o crocefissi in nome di un non meglio identificato universalismo dei valori.

Ma il parterre è troppo ghiotto per non dargli un'occhiata anche perché è lì - tra politici navigati e nuovi arrivati, porporati e cappellani - che si sta giocando la prossima partita. Anzi le prossime: aborto, riaffermazione delle radici cristiane dell'Europa e salto di qualità di una religione che - visti anche gli ultimi risultati referendari - non si accontenta più di essere relegata nella sfera del privato ma si dichiara determinata ad affrontare l'agone pubblico e politico. Giovan Battista Re - sino a due mesi fa, tra i papabili - è fra i primi ad arrivare. Chiarificatore è illuminante del futuro clima politico è lo scambio di battute con l'ex presidente del Comitato di Bioetica: «Sui referendum avete fatto un ottimo lavoro». Eminenza, è la risposta, non è che l'inizio. Scendendo di grado - le gerarchie sono pur sempre gerarchie - la bionda Francesca Martini della Lega Nord sembra godersi tutti i complimenti del cappellano di Montecitorio: «Onorevole, ottimo lavoro. Può sedersi qui». Neanche il tempo di una risposta - «Non è che l'inizio» - e l'onorevole Martini è costretta a rinunciare all'ambita postazione in prima fila a causa di sopraggiunte complicazioni: quello è il posto di Andreotti e non sarà certo un'esponente della Lega a fare retrocedere di una fila il senatore a vita.

Presenti in platea anche una silenziosa Alessandra Mussolini, i ministri La Loggia e Stanca, i parlamentari Sanza, Gasparri e Volontè. Manca la sinistra che ai richiami del papa - nonostante la batosta elettorale - si rifiuta di rispondere.

Eppure è ai laici che il libro di Ratzinger si rivolge come una sfida: vivete come se dio esistesse. Quanto ai valori - sembra essere sottinteso - ci pensiamo noi. A sottolinearlo sono - da un unico pulpito - Camillo Ruini, Marcello Pera e Bruno Vespa, scelto non troppo a sorpresa come moderatore dell'incontro: «Abbiamo sbagliato - afferma Vespa, manco si trattasse di un membro del conclave - ad accettare l'articolo 52 della Carta europea (quello relativo ai concordati, ndr) e a non pretendere nel preambolo di quella stessa Carta la menzione delle radici cristiane dell'Europa».

Ratzinger è un papa d'eccezione, non ama le conversioni forzate e non crede che ci sia in atto una battaglia di civiltà tra religioni monoteistiche. Il vero scontro - chiosano all'unisono Pera e Ruini commentando il suo libro - è tra una razionalità scientista e positivista che pretende di essere universale e autosufficiente da un lato e le grandi culture storiche dall'altro, cristianesimo compreso. Tra un'idea di uomo ridotto a prodotto della natura e come tale trattato (l'embrione?) e quella di una fede che ora come non mai pretende di esprimersi anche pubblicamente.

Il giochino è tutto qua: lasciate che i laici vengano a me e lasciate che rimangano laici. La Chiesa non ha bisogno di nuove conversioni ma solo di altri voti. In vista, chissà, di una revisione della 194 o di una ripassata della legge 40.

 
 
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