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Il femminismo e l'incapacitÓ di fare politica | Stampa |
A proposito dell'articolo di Lea Melandri e l'insuccesso dei quesiti referendari
Da
Liberazione, 22 giugno 2005
La redazione dei Quaderni viola

L'articolo di Lea Melandri, bello e condivisibile in grande parte, spiega per˛ quale sia il divieto di transito che impedisce al femminismo di contare nella politica quanto dovrebbe e potrebbe.

L'insuccesso dei quesiti referendari ha numerose ragioni e qualsiasi spiegazione monocausale sarebbe deviante. Molte sono giÓ state date: la sfiducia nella politica, lo stato della coscienza dell'Italia postberlusconiana, il logoramento dello strumento referendario di cui si Ŕ fatto in passato un uso improprio, l'accresciuto prestigio della Chiesa contraltare della crisi dell'intellettuale organico……Ciascuna di queste ragioni meriterebbe un discorso articolato e specifico.

Ci˛ che Lea ha scritto su Liberazione del 16 giugno consente ora di toccare un tema, che va ben al di lÓ degli esiti referendari. Il tema Ŕ prima di tutto la difficoltÓ della sinistra e del mondo laico a misurarsi con le cose a cui Lea si riferisce; in secondo luogo la misconoscenza, l'indifferenza, l'oblio nei confronti di ci˛ che il femminismo su queste cose ha pensato, praticato e scritto.

Da questo stato di cose deriva un confronto del tutto impari. Da una parte la Chiesa con la sua sapienza nelle tecniche di potere e con la sua dimestichezza con i temi della vita e della morte, della generazione, del rapporto tra i sessi ecc.; dall'altra uno schieramento, le cui componenti non riescono a diventare un insieme in qualche modo coerente: un mondo laico a disagio e non esperto; un femminismo, dei femminismi che parlano con voce troppo bassa per essere uditi e sempre hanno bisogno della mediazione di quel mondo laico per avere accesso alla politica.

La divergenza con Lea Ŕ proprio qui. Noi non crediamo pi¨ all'innocenza del femminismo. Non crediamo che tutto dipenda solo e sempre dalla misconoscenza, dall'indifferenza e dall'oblio della politica in cui gli uomini sono maggioranza e direzione. C'Ŕ un'incapacitÓ del femminismo di farsi politica autentica, che potrebbe essere teorizzata con gli strumenti della psicoanalisi, dell'antropologia e della storia ma che Ŕ sotto gli occhi di tutte e di tutti.

Lea si appella alla complessitÓ, ospite indesiderata e nemica della politica, ma non spiega cosý il successo politico della Chiesa che della semplificazione estrema ha fatto il principale strumento del suo intervento sull'immaginazione popolare. L'embrione Ŕ persona; le persone non si sopprimono e non si congelano; sulle persone non si fanno esperimenti. Pi¨ semplice di cosý si muore.

Per quel che ci riguarda rovesceremmo il punto di vista di Lea come segue. La pratica dei piccoli gruppi non si misura e non pu˛ misurasi con la politica, le cui dimensioni sono delle centinaia di migliaia, dei milioni e delle decine di milioni. E quando le centinaia di migliaia, i milioni e le decine di milioni entrano in campo cambiano necessariamente gli argomenti, il taglio dei discorsi, le pratiche e i linguaggi. La superioritÓ della Chiesa consiste nella sua capacitÓ di rendere omaggio alla complessitÓ in testi esemplari per luciditÓ e conoscenza e nello stesso tempo di sapere poi rivolgersi alla gente attraverso "grandi narrazioni popolari" e la rete capillare dell'associazionismo cattolico e della parrocchie. In breve nel suo far politica a tutto tondo.

Mesi fa, in un impeto di rabbia autolesionista, avevamo progettato di inviare a Liberazione un provocatorio "Elogio di Ratzinger". Desideravamo segnalare alla parte pi¨ sensibile e radicale del popolo di sinistra la profonda conoscenza che un certo ambiente colto vaticano ha del dibattito femminista, l'acutezza dei giudizi, la capacitÓ di distinguere tra amiche e nemiche.

E confrontarli con la confusione la pratica dell'orecchiare proprie della sinistra e del cosiddetto mondo laico. Peccato che tanto abilitÓ sia poi messa al servizio di una causa profondamente misogina e misogina forse quanto mai prima per le cose che Lea ha giÓ scritto e che non c'Ŕ alcun bisogno di riscrivere.

La responsabilitÓ della sinistra non consiste affatto nell'avere troppo evocato l'astrazione della laicitÓ dello Stato. Non ci sembra che l'abbia fatto o, comunque, non l'ha fatto nei mezzi di comunicazione che formano l'opinione del corpo elettorale.

La responsabilitÓ della sinistra consiste nell'aver fatto della laicitÓ un'astrazione, privandola delle esperienze e delle pratiche che avrebbero potuto darle corpo. Per dare corpo all'astrazione della laicitÓ, bene preziosissimo in tempi di pulsioni fondamentaliste delle chiese di diverse confessioni, servono due movimenti e non uno soltanto.

E' necessario un movimento della politica verso il femminismo, ma Ŕ necessario anche un movimento del femminismo verso la politica. Movimenti nell'una e nell'altra direzione ci sono giÓ stati e il referendum Ŕ stato utilissimo almeno da questo punto di vista. Ma le cose e i fatti dimostrano che gli sforzi sono ancora insufficienti.



 
 
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