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Giovedì 20 Giugno 2019

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Tasso di natalità in crescita grazie ai e alle migranti | Stampa |
L'Italia cresce Grazie ai figli dei migranti
Maria R. Calderoni
Abbiamo la fecondazione assistita. Dagli immigrati. Probabilmente senza ricorso agli embrioni congelati e all'eterologa, naturaliter. Gli ultimi dati Istat sull'andamento demografico in Italia, resi noti appena ieri, annunciano trionfalmente che la popolazione nel nostro Paese è aumentata, dal 2003 al 2004, di ben 573.130 creature, un bell'1 per cento in più. Il che ci porta a sussistere, qui sullo Stivale, in 58.462.375, dai 57 milioni e ottocentomila che eravamo un anno prima.
Ma la bella notizia non si ferma qui. Infatti - è lo stesso Istat a sottolinearlo - circa due terzi dell'incremento demografico è dovuto alla popolazione immigrata, che in 12 mesi ha fatto registrare nel BelPaese 379.717 nuovi cittadini e parecchi nuovi bebè.
Il resto del benefico incremento è dovuto a rettifiche censuarie rispetto al 2001, pari a 150 mila unità; a un saldo positivo interno, pari a 25mila, e, in coda, al non trascurabile fatto che i vivi sono stati più dei morti, un conto pari a 15 mila persone. Un dato, quest'ultimo, non grandioso, fa notare la Statistica nazionale, ma è il primo saldo positivo - così è chiamato - da 13 anni a questa parte, appunto i vivi che battono i morti. Segnamolo con la matita bianca, evviva.
Una nuova stirpe meticcia cresce, su suolo italico e, a quanto pare, velocemente: un primo effetto delle regolarizzazioni avvenute dopo il 2002; niente affatto male. Però anche le donne italiane si sono date una mossa: nello stesso periodo considerato, infatti, il tasso di fecondità è salito; non vertiginosamente, ma è salito, passando da una media di 1,19 figli per donna del 1995 a ben 1,33 figli, sempre per ogni donna feconda, un bel salto...
Procreazione comunque sempre più posticipata: intorno ai 30 al Nord e al Centro, intorno ai 28 al Sud. Insomma, ci si accontenti, anche se è lo stesso Istat ad avvertire che non siamo di fronte ad una vera inversione di tendenza.
Comunque, la nuova mappa demografica dice anche che si nasce più al Nord: in particolare è nel Nord est che si è procreato di più, col 6,3 per cento di incremento sul 2003; nel Nord ovest si ha il 5; buona anche l'Italia centrale, col 5,3. «Un incremento lieve ma costante, particolarmente accentuato nel 2004 e da mettere in relazione anche alla maggiore presenza straniera. Negli ultimi 5 anni infatti l'incidenza delle nascite di bambini stranieri sul totale dei nati della popolazione residente è più che raddoppiata, passando dal 3,9 per cento del 1999 all'8,6 del 2004». Così è che, grazie ai bimbi venuti da altrove, si nasce di più in Liguria, in Lombardia (10 per mille), in Veneto, ma anche in Campania, in Puglia, in Sicilia: là in sostanza «dove c'è una presenza straniera più stabile e radicata».
E vediamo dove si muore di più, tanto per sapere. Secondo l'Istat (ma sembra Monsieur La Palisse) si muore di più nelle regioni «a più forte invecchiamento». Va così che i tassi di mortalità variano da 7,7 morti ogni mille abitanti in Puglia a 12,9 in Liguria, questo rispetto a una media nazionale del 9, 4. E si muore di più nel Nord ovest, Nord est (esclusi Lombardia e Veneto) e nel Centro; mentre hanno un tasso di mortalità inferiore alla media tutte le regioni del Sud (tranne Abruzzo e Molise) e le Isole.
Ultimi aumenti a parte, risulta che la zona dell'Italia più popolata (non si sa quanto felicemente) è pur sempre il Nord, che ospita quasi 27 milioni di abitanti (il 45 per cento); segue il Centro con poco più di 11 milioni, poi il Sud con 14 e le Isole con 6.
Non siamo immobili. Nel corso del 2004 ci siamo spostati, da un posto all'altro, in cerca di nuova vita. Quasi un milione e mezzo di italiani ha infatti trasmigrato, nel solo 2004, dal Sud al Nord e al Centro (nihil novi). Regione preferita, ambita e attrattiva, sia per i migranti italiani che per quelli stranieri, risulta essere l'Emilia Romagna, prescelta dal 14 per mille. Seguita dalla Lombardia, col 12,9 e dall'Umbria, 11,9.
Ancora più in dettaglio, risulta che oltre 20 milioni di italiani vivono in comuni con più di 50 mila abitanti e due terzi di essi in centri con più di 100 mila; in sostanza 17 milioni sono concentrati nei 203 capoluoghi di provincia e 9 milioni quelli che vivono nelle sole 12 città con più di 250 mila residenti. Nei piccoli comuni, che sono quasi 6 mila, vivono appena in 10 milioni e mezzo, meno del 18 per cento dell'intera popolazione.
Animo, avanza un'Italia nuova, multietnica, colorata, blandamente metropolitana. Foto di gruppo in un interno. L'italica popolazione residente, così come censita al 31 dicembre 2004, «vive per il 99,4 per cento in famiglie». In famiglie anagrafiche che risultano a tutt'oggi esattamente 23 milioni 300 mila. Famiglie anagrafiche, regolari e piccole. Addio per sempre all'Italia proletaria, quella con tante braccia e tante bocche: oggi, dice l'Istat, la taglia familiare è small; 2,1 componenti in Liguria, 2,9 in Campania.
Il restante 0,6 per cento della nostra popolazione - circa 350 mila persone - vive secondo tipologie che l'Istat definisce "convivenze anagrafiche": si tratta di caserme, case di riposo, carceri, conventi. Tutti posti concentrati soprattutto al Nord e al Centro. Soprattutto popolati da donne (per oltre il 60 per cento).

 
 
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