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Nuovo catechismo vecchia Chiesa


Rina Gagliardi
Sbaglieremo, chissà. Ma l'escalation della Chiesa cattolica, ovvero dei suoi massimi vertici, ci preoccupa e ci allarma. Da sempre, guardiamo con il massimo rispetto (e di più, con grande e sincero interesse) al mondo cattolico: non siamo certo mossi da pregiudiziali anticlericali di un qualche tipo, né pensiamo sia lecito dividere il mondo in credenti e non credenti. Proprio per questo, la crescita in corso di un vero e proprio Partito neoguelfo ci appare un fatto grave, destinato ad esercitare una pessima influenza sulla politica e sulla società italiana.

Sbaglieremo, forse. Ma, dopo la recentissima visita di papa Ratzinger al Quirinale (segnata, secondo il Corriere della sera, da una esplicita «ruvidità ruiniana»), ecco arrivare il suo corredo, se così si può dire, "spirituale" e dottrinario - il nuovo catechismo, che oggi verrà presentato ufficialmente. Del testo, si sa che è stato scritto di pugno dallo stesso Ratzinger e che nella modalità di scrittura innova "tornando all'antico" - 598 domande con relative risposte, secondo i vecchi manuali del movimento comunista. Ma bastano solo alcune delle anticipazioni diffuse per farci respirare l'odore della regressione: non solo quella che fa leva su contenuti reazionari e aggressivamente anti-moderni, ma sull'alleanza neo-moderata con i poteri esistenti o in via di neo-costituzione.

Al centro di questo catechismo, in effetti, sta il sesto comandamento, ovvero la fissazione sessuofobica della Chiesa. Nel nome del «Non commettere atti impuri», tutti i comportamenti peccaminosi sono condannati senz'appello, con parole durissime: l'aborto come la tecnica stessa della fecondazione assistita, la sessualità fuori o prima del matrimonio come l'omosessualità. Uno stato che non tutela l'embrione, si arriva a dire, non è più un stato di diritto. Una famiglia che non si fondi esclusivamente sul rapporto tradizionale ("naturale") genitori-figli è una costante offesa alla «moralità». La Chiesa, dunque, riafferma la sua vocazione - la sua apparente utopia - a regolare la condotta delle persone, a dettare le leggi dello Stato, a "cancellare" ogni progresso della scienza e della tecnica, secondo i dettami della sua morale. Non sembrano sfiorate, le più alte gerarchie ecclesiastiche, da dubbi di sorta, sulla realtà dei processi socioculturali che sono sotto gli occhi di tutti, o da complessi minoritari: il suo pensiero forte è prospettato con aggressività, intransigenza, fanatismo. Nella convinta persuasione che la società di oggi è così attanagliata dal vuoto morale e spirituale, dall'assenza di valori condivisi, da un'autentica etica umana, da aver bisogno di ricorrere, prima o poi, all'unica istituzione millenaria che c'è, la Chiesa.

Un calcolo che diventa molto evidente, se si passa alla lettura di altri orientamenti - quelli relativi, per esempio, al V comandamento, «Non uccidere». Qui, il furore integralista di Ruini-Ratzinger, come per incanto, svanisce nel nulla. Uccidere si può - per «legittima difesa», che può arrivare ad essere perfino un «grave dovere». Fare la guerra si può - come si può ricorrere all'uso della forza militare, tutte le volte «che si ha la certezza di un durevole e grave danno subito». Eliminare un altro essere umano, insomma, è lecito, se questo serve all'interesse degli Stati, dei governi, dei grandi poteri. Neppure alla pena di morte, il nuovo Catechismo riserva parole di vera condanna di principio: ci si limita a constatare «che i casi di assoluta necessità sono rari se non quasi inesistenti». Ma dov'è allora la sacralità della vita? Perché essa concerne soltanto un'astrazione, una potenzialità biologica, l'embrione, e non le persone in carne ed ossa? Perché mai su tutto ciò che ha a che fare con la Realpolitik, i rapporti di forza, le nequizie del mondo, la Chiesa è così pronta alla mediazione e al compromesso di basso profilo? Proprio come se il regno del Sacro si fermasse là dove comincia la libertà della persona e delle donne - per riprecipitarle in complessi di colpa ancestrali, per ripristinare una «Natura» che non c'è più, per riaffermare una filosofia autoritaria di governo (e oppressione) del corpo. Proprio come se il valore effettivo degli esseri umani fosse inversamente proporzionale alla loro condizione adulta - se in cima dominano incontrastati gli embrioni, in fondo alla scala, chissà, ci sono i vecchi, anzi le vecchie e gli anziani.

Proprio come se tutto questo non avesse nulla a che fare con la salute delle anime, ma con quella, materialissima, della Chiesa cattolica. Novecentotrentasei milioni di euro, estorti ai contribuenti italiani grazie alla truffa dell'otto per mille: tanto è costato a tutti noi il nuovo Catechismo.

 
 
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