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Giovedì 17 Gennaio 2019

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Il nuovo catechismo? inflessibili coontro il sesso, duttili sulla guerra | Stampa |
Benedetto XVI presenta il "Compendio" del testo di 13 anni fa. Condannate omosessualità, aborto, contraccezione, fecondazione artificiale
Il riassunto del catechismo: inflessibili contro il sesso, duttili sulla guerra


Fulvio Fania
Città del Vaticano
Cinquecentonovantotto domande e risposte sulla fede, i peccati e i precetti, possibilmente da mandare a memoria. Un corredo di preghiere «comuni», preferibilmente da recitare in latino. Tira aria di vecchi tempi nel "Compendio" del catechismo della Chiesa che il Papa ha presentato solennemente nella Sala Clementina. Il ricorso all'antico idioma pre-conciliare, giustificato da Benedetto XVI come una sorta di esperanto con cui la chiesa universale può tenere insieme la pluralità linguistica e culturale dei fedeli, farà la gioia dei tradizionalisti.

«Non si tratta certamente di un nuovo catechismo», ha precisato Benedetto XVI. La novità infatti non è nel testo, una laboriosa sintesi del pesantissimo tomo che è in vigore dal 1992, quanto nella scelta di riproporne in precetto tutte le sentenze, dalla "colpa" degli «atti omosessuali» agli ingredienti ambigui della "guerra giusta" fino ad una tiepidissima presa di distanza dalla pena di morte, senza contare le affermazioni più tradizionali sull'inferno, il purgatorio, le indulgenze. Come se tredici anni di storia e molti gesti di Giovanni Paolo II fossero scivolati sulla carta senza lasciare traccia. Ma a volere questo manuale era stato lo stesso Wojtyla, innovativo per alcuni suoi grandi atti ma conservatore sul piano dottrinario. Fu lui infatti, il 2 febbraio 2003, a incaricare Ratzinger di costituire una commissione per il "Compendio". Sembra anzi che Giovanni Paolo II, nei suoi ultimi giorni, abbia messo fretta all'allora prefetto della dottrina. E la premura ha finito per confondere le bozze così da mandare in stampa un'introduzione di Ratzinger datata 20 marzo 2005 in cui compare la formula di omaggio al predecessore «di venerata memoria»: a quella data Wojtyla era ancora vivo.

Troppi «tentativi più o meno riusciti» di sintetizzare il catechismo - spiega Benedetto XVI - «hanno posto vari problemi di fedeltà, completezza e integrità» rispetto all'originale. Troppa interpretazione, insomma, da parte delle gerarchie nazionali. La Chiesa universale dunque, con "Motu proprio" papale, obbliga ad un unico testo, dopo una consultazione tra i cardinali e le conferenze episcopali. La «maggioranza assoluta» - secondo il Papa - ne ha dato «una valutazione positiva».

Ogni sintesi è una scelta, compiuta per di più su un materiale delicato, il nuovo catechismo, in cui le novità del Concilio si erano intrecciate al richiamo all'ordine dei conservatori. Le quattro parti del "Compendio" riprendono le formulazioni del testo base. Pochissime le correzioni, diverse le omissioni tra cui l'obbligo delle nazioni ricche ad ospitare gli stranieri. E' andata bene agli ebrei che vi ritrovano le affermazioni del Concilio: l'ebraismo «a differenza delle altre religioni è già risposta alla rivelazione di Dio». Va male invece a quanti invocano un svolta nella dottrina morale. Adulterio, masturbazione, fornicazione, atti omosessuali, al pari dello stupro, della pornografia e della prostituzione, compaiono tra i peccati contro la castità, che dovrebbe essere favorita anche dalle autorità civili, tenute comunque a sostenere la famiglia matrimoniale. E' condannata la contraccezione, l'aborto è accostato all'omicidio, vietati l'eutanasia e il suicidio, addirittura «immorale» la fecondazione artificiale. Uno Stato che non protegga l'embrione, secondo il catechismo, non è più uno Stato di diritto.

Il magistero sembra invece più duttile su altri piani della dottrina sociale. Nemica del «comunismo e delle forme atee e totalitarie di socialismo» nonché del «primato assoluto del mercato sul lavoro umano», la Chiesa resta incerta sull'uso delle armi. Nell'edizione integrale del Catechismo figura ancora la "guerra giusta", nel riassunto scompare il termine ma rimane il concetto: la forza militare è legittima se sussistono certezza del grave danno subìto, inefficacia delle vie pacifiche, «fondate possibilità di successo, assenza di mali peggiori». Da notare che in un altro "compendio", quello di dottrina sociale, il cardinale Renato Martino era riuscito ad inserire una frase contro la guerra preventiva.

Nello stesso pomeriggio di ieri Benedetto XVI si è trovato nell'aula Paolo VI tra i giovani ad una "Festa per il papa ambasciatore di pace" in diretta su Canale 5, organizzata dall'Opera Don Orione e dall'Arsenale di pace di Ernesto Oliviero. Sarebbe stata un'occasione per rilanciare l'appello contro la guerra ma Ratzinger ha preferito rimarcare che «l'impegno della Chiesa per la pace è innanzi tutto di natura spirituale» e ha elogiato l'esempio dei religiosi e dei volontari che sono «costruttori di pace». Quanto poi al proprio ruolo di successore di Pietro come "roccia", Benedetto XVI ha sottolineato che «non è titolo di merito ma di servizio» e «incarico di origine divina».

Inutile cercare nel "Compendio" del catechismo un ripudio netto della pena capitale. Vi si rileggono invece contorte affermazioni, con un'aggiunta rispetto al testo originale ripresa dalla "Evangelium vitae": «I casi di assoluta necessità di pena di morte sono ormai rari se non addirittura inesistenti».

Intanto il cardinale Ruini ha rubato la scena al Papa. Proprio in una giornata densa di eventi vaticani, il Vicario di Roma ha celebrato nella basilica di San Giovanni l'apertura della fase diocesana del processo per la canonizzazione a tempi di record di Wojtyla. Il "santo subito" rientrava tra gli impegni scaturiti dal Conclave.

 
 
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