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Polisessualità e metamorfosi di genere | Stampa |
Da un sesso all'altro, inseguendo il desiderio
Liberazione, 26/06/05 inserto qeer, http://www.liberazione.it/giornale/050626/default.asp
Saverio Aversa

Nasce probabilmente con i miti greci il sogno della polisessualità, il desiderio della metamorfosi di genere, dell'affascinante passaggio da un sesso all'altro, della straordinaria libertà di scegliere l'identità preferita, quella più congeniale, più vera. Lusingata dall'aperta dichiarazione d'amore di Ermete, Afrodite passò una notte con lui, e il frutto di quella breve avventura fu Ermafrodito, creatura dal doppio sesso. Tiresia, dopo aver ucciso un serpente femmina, fu trasformato in donna e divenne una celebre prostituta. Sette anni dopo uccise un serpente maschio e ritornò uomo. E' stato sicuramente il primo transgender di cui si ha notizia.

Il poema epico indiano Mahâbhârata narra di un sovrano che, trasformato in donna da una punizione divina, rifiutò di tornare uomo dopo aver provato maggior piacere sessuale come donna. Non è azzardato ipotizzare che il cambiamento di sesso rappresentato come fatto punitivo, unito alla presunta inferiorità della donna, siano all'origine del pregiudizio che definisce come perverso e deviante assumere un'altra identità, spesso quella femminile.

Questa condanna sociale non ha impedito, nel corso dei secoli, a molti uomini di vivere come donne. Al tempo di Luigi XV, un ufficiale dei dragoni, il Cavaliere d'Eon, visse quasi 50 anni da uomo e 37 da donna e come tale rivaleggiò con Madame Pompadour sostituendola come favorita del re. Anche molte donne hanno vissuto come uomini. Nel 1750, a Grenoble, Anne Grandjean confessò al parroco di preferire le ragazze ai ragazzi. Il prete dichiarò l'appartenenza della giovane al genere maschile e dopo qualche anno Jean-Baptiste, che era stata Anne, sposò Francoise Lambert. Nell'855 una donna fu eletta papa con il nome di Giovanni VII e la sua vicenda è ricordata curiosamente, a partire dal XV secolo, dal gioco dei tarocchi con la carta denominata, appunto, "La Papessa".

Agli inizi del secolo scorso, nello slang nordamericano comparve la parola passing che stava ad indicare l'attraversamento dei confini di un'identità sessuale o etnica per entrare in un'altra. Era un termine che si riferiva principalmente a quei neri che, grazie alla loro carnagione più chiara, potevano sembrare dei bianchi e nascondere così le loro origini. Un particolare fenomeno sociale descritto da Nella Larsen nel suo romanzo Passing del 1929. Rosanna Fiocchetto, nel raccontare la storia di Billy Tipton, ha definito il passing sessuale da donna a uomo come «una strategia di gestione esistenziale dello stigma antilesbico attraverso l'assimilazione nel gruppo dominante (eterosessuale e maschile) legata alla sopravvivenza e all'immagine di sé». Ma chi era Billy Tipton? Era un discreto pianista swing e cantava con una voce aggraziata e suadente. La sua lunga carriera durò fino al giorno della sua morte avvenuta nel 1989. Aveva settantacinque anni ed era una fredda mattina di gennaio, ebbe un malore e il figlio adottivo William chiamò un'ambulanza. Il medico che lo visitò chiese: «Suo padre ha forse subito un'operazione per il cambio del sesso?». Billy era nato nel 1914 come Dorothy Lucille Tipton e a 19 anni decise definitivamente che sarebbe stato un uomo anche per gli altri oltre che per sé. Ebbe ben cinque mogli e tre figli adottivi.

Soltanto dopo gli anni '70 si è cominciato a parlare di gender (genere) riferendosi al «sesso soggettivo psicologico» per distinguerlo dal «sesso oggettivo biologico». Il termine "sesso" è legato storicamente alla fisiologia specifica dei corpi, alla loro morfologia e biologia mentre il termine "genere" ha un significato prettamente culturale che si inserisce a pieno titolo in una più esatta definizione che vuole annullare i ruoli che la società conformista ha rigidamente riservato agli uomini e alle donne.

Anche il progresso scientifico in campo medico, endocrinologico e chirurgico, ha assunto un ruolo determinante nella realizzazione del cambiamento dei caratteri sessuali primari, della cosiddetta «riattribuzione del sesso». Gruppi di psichiatri, di psicoanalisti e di medici hanno cominciato un percorso di ricerca in merito all'identità e alla cosiddetta "disforia di genere", cioè la non corrispondenza tra il sesso anatomico e quello di vera appartenenza, quello realmente sentito e vissuto. Tutto questo, sostenuto e rivendicato dalle lotte del movimento gay, lesbico e transgender, ha prodotto un importante risultato in Italia: la legge 164 del 1982 che autorizza il cambiamento di sesso, finora l'unica norma approvata dal parlamento italiano a favore dei cittadini transessuali. La prima manifestazione pubblica è del 1970 quando, un gruppo di transessuali romane, stufe dei continui soprusi, si fanno arrestare in massa. Nel 1979 in una piscina comunale di Milano, Pina Bonanno, leader trans, inscena una clamorosa protesta insieme alle sue amiche: si tolgono il reggiseno e rimangono con i prosperosi seni al vento dichiarando «la nostra identità femminile non è riconosciuta e noi indossiamo il costume da uomo». Lo stesso anno nasce il Mit, Movimento italiano transessuali. Scrive Helena Velena, nota attivista trans/gender: «E' la presa di coscienza individuale del conflitto tra sé e il mondo esterno, tra sé e il proprio corpo, tra sex e gender, che rende il concetto di "trans" intrinsecamente sovversivo (rivoluzionario forse?), incontrollabile per la sua peculiarità di transito, mutazione, movimento, e quindi pericoloso per la sinistra tradizionale, come per una buona fetta dell'intellighenzia gay. Determinando quindi rimozione, cancellazione e ulteriore emarginazione». Fortunatamente le cose stanno cambiando anche se molte difficoltà per le persone transessuali rimangono: trovare un lavoro è ancora difficile, la violenza contro di loro continua ad essere a livelli considerevoli, alimentata dalla discriminazione e dal pregiudizio. Un doveroso passo avanti, dopo la 164, dovrebbe prevedere la norma detta "della piccola soluzione": l'approvazione delle procedure amministrative che consentano il cambio del solo nome e non del sesso, sul modello della "Kleine Lösung" tedesca, liberando così l'identità personale dal vincolo della genitalità.


Robert Graves, "I miti greci", Longanesi, 1985

Diana Nardacchione, "Transessualismo e transgender", Il dito e la luna, 2000

Daniela Danna "Amiche compagne amanti", Uni Service, 2003

Porpora Marcasciano, "Tra le rose e le viole", Manifestolibri, 2002

 
 
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