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I 10 anni dell'Associazione Orlando! | Stampa |
Bologna 5 luglio 2005 - Elonora Cirant
Lavinia, figura tra il reale e il fantastico, protagonista del romanzo di Anna Banti “Lavinia Fuggita” (La Tartaruga, 1996); Lucrezia, monaca del Convento di Santa Cristina a Bologna, luogo noto per la dedizione delle consorelle alla musica. Entrambe sfidarono l’ordine del potere patriarcale sul terreno della creatività musicale. La musica creata da Lavinia, maestra del coro e d'orchestra al Conservatorio della Pietà di Venezia ai primi del Settecento, doveva – come quella delle altre donne compositrici - subire il vaglio del maestro ed essere da lui firmata per poter essere pubblicata ed eseguita. Lavinia osò sfidare il dominio creativo dell’uomo, tentando altre strade per dare voce all’opera del proprio ingegno e per questo fu punita. Anche Lucrezia Orsina Vizzana (1590-1662), una delle prime donne a pubblicare le proprie composizioni musicali, si ribellò, sfidando il veto posto dalle gerarchie ecclesiastiche che impediva alle suore di suonare strumenti considerati diabolici, come il violino. Non vi riuscì, impazzì.

mv01.gifIl 5 luglio 2005, negli stessi chiostri in cui visse Lucrezia, le donne dell’Associazione Orlando festeggiano il compleanno del Server donne, inaugurato nel 1995, facendo il punto su un decennio di attività e di progetti. La Sala da the internet, i corsi di alfabetizzazione informatica, la formazione sistemiste, programmatrici ed esperte in comunicazione digitale sono altrettante articolazioni di questo progetto iniziale, che nell’avvicinare le donne alla tecnologia informatica aveva il suo obiettivo principale (nella foto Marzia Vaccari, una delle ideatrici del progetto).
Il filo che collega Lavinia e Lucrezia alle donne che stasera animano e partecipano alla serata (parole, musica, arti visive ne sono gli ingredienti) è la volontà di “togliere dal silenzio parole, voci, azioni di donne” dando spazio di espressione alla creatività femminile. Fernanda Muniz (Orlando) e Marzia Vaccai (Server donne) tratteggiando il percorso del Server donna, ricordano come nei primi anni Novanta questa presa di parola non poteva che combinarsi al mondo di internet e della comunicazione digitale, allora fortemente connotato al maschile e percepito come inospitale dalla maggioranza donne. A Bologna, l’intento di creare uno spazio fisico e virtuale di approccio femminile/femminista alla tecnologia fu accolto e fatto proprio da Orlando, nata come Centro documentazione nel contesto dei femminismi degli anni Settanta e nei primi anni Ottanta costituitasi in associazione. Ricordiamo che un server è un computer che funge da nodo nella rete internet e per assolvere a questo scopo è dotato di caratteristiche adeguate: potenza di elaborazione e di memoria (hardware), programmi specifici (software). Marzia, che ha “nutrito” la crescita del server dal punto di vista informatico, racconta non solo di ciò che è stato fatto ma anche delle difficoltà di aggregare intorno a questo percorso altre donne informatiche e del progetto in corso volto ad elaborare un software caratterizzato dalla differenza di genere (ci lascia a bocca asciutta quando le chiediamo da approfondire quali ne siano le caratteristiche).
Alla festa del Server donne è in mostra l’orchestra di acquerelli di Donatella Franchi, le cui immagini sono elemento grafico essenziale del sito di Orlando (www.women.it). E’ l’artista a raccontarci la storia di Lavinia e Lucrezia. Gli acquerelli - vele dispiegate come fogli al vento per navi che solcano i flutti di spartiti musicali - nascono proprio sulla suggestione del racconto di Anna Banti. Ibridazione è la parola per descrivere le percezioni di questa serata in cui l’acquerello si accompagna alla digital art. Nell’invito infatti si sollecita a portare i propri file musicali, così da condividerli. Tale colonna sonora si accompagna alle immagini digitali proiettate sul grande schermo piazzato nel chiostro centrale, messe a disposizione di Maria Grazia Mattei, esperta di new media e digital art. Maria Grazia, nel corso del convegno, ripercorre i tratti della trasformazione epocale in cui ci troviamo immerse e rispetto a cui tentiamo di diventare protagoniste anziché spettatrici passive. Ci troviamo, dice, un po’ come quei signori che all’inizio dell’Ottocento osservavano la nascita della fotografia, presi da un senso di inquietudine e insieme di entusiasmo per i cambiamenti antropologici che si mescolavano alla trasformazione della fruizione di immagini e informazioni.
server04.gifFin qui, gli aspetti positivi dell’incursione femminista nel mondo digitale. Rimangono aperti molti interrogativi sui limiti di questa esperienza. Affrontarli potrebbe aiutarci a fare un passo avanti. Ha un senso chiedersi perché, nonostante la potenza dei mezzi, ci sia così difficile collegare le molteplici isole della rete, cioè i luoghi fisici e virtuali in cui le donne – spesso e sempre più insieme agli uomini – fanno politica. Nel mezzo degli anni Ottanta, Orlando ed altri centri di documentazione sorti dall’esperienza degli anni Settanta si organizzarono, dando vita ad importanti esperienze di condivisione e realizzando un “fare rete” ante litteram di efficacia tale che oggi, nonostante la potenza degli strumenti tecnologici, siamo ben lontane dall’ottenere. Nello scenario virtuale contemporaneo, la difficoltà maggiore non è più dare voce, ma che le voci si incontrino (realizzare la polifonia?), non è più aprire spazi, ma costruire ponti, affinché stare in un’isola non diventi isolamento e autoreferenzialità. Potrebbe essere un progetto condiviso?
 
 
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