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Lavori in corso: Forme di resistenza | Stampa |
libro.gifIncontro a Milano per un’azione politica sui luoghi e i processi della tecnologia applicata alla vita.
Progetto aperto, promosso da OscillazioniEretiche.

Dopo il referendum sulla fecondazione artificiale, torniamo sulle domande per individuare forme di resistenza.
Il progetto è creare l’occasione per un confronto tra gruppi, soggetti e realtà che si sono mosse - e/o hanno intenzione di farlo - su questo terreno.
I due luoghi/contesti che abbiamo individuato sono:
A) laboratori: la ricerca scientifica e le sue applicazioni tecniche nello stretto legame con le forze del mercato e del profitto.

B) consultori, reparti ginecologia ecc: le procedure mediche e le forme in cui i soggetti usano/sono attraversati dalle tecnologie del corpo.


La fecondazione artificiale è un crocevia di temi e problematiche che, come abbiamo più volte detto nel corso della campagna referendaria, ci riguardano tutte e tutti per molti motivi.
Ciò di cui si parla va ben oltre il referendum. In ogni caso, anche se avesse vinto il si e la legge 40 fosse stata modificata, le domande poste rimarrebbero comunque tutte aperte. Da queste vogliamo partire per elaborare:
- un'inchiesta collettiva
- azioni sul territorio
- campagne di comunicazione

1) Scienza, tecnologia e mercificazione della vita.
La ricerca su embrioni umani, cui è collegata la ricerca sulle cellule staminali di origine embrionale, pone domande etiche di enorme portata.
Non è sufficiente rispondere che la scienza deve poter progredire senza argini e puntelli. Sappiamo bene come la ricerca scientifica sia sempre più strettamente collegata alle due dirette applicazioni tecniche e come queste ultime siano fonte di profitto. Il profitto è motore della ricerca stessa. Tutto funziona grazie al sistema dei brevetti. La ricerca sulle cellule staminali di origine embrionale ha a che fare con l’industria biotech, il cui campo di azione privilegiato è, appunto, la vita in tutte le sue forme.

La campagna referendaria, prima, e successivamente i sondaggi sull’esito del referendum hanno mostrato che le persone sono molto sensibili a questo tema. In molte hanno – abbiamo - parecchi dubbi sulle strade che la ricerca può imboccare e sui rischi per un’eccessiva manipolazione del vivente. Mentre la Chiesa ha ricette facili e semplici slogan con cui rispondere a queste preoccupazioni, richiamandosi ad un’idea astratta di vita che prescinde dalle vite concrete, la posizione laica è balbettante, schiacciata tra rifiuto e accettazione acritica. L’uscita da questa polarità dipende non solo dalla politica nella sua forma istituzionale, ma anche dalla presa di coscienza soggettiva sulla realtà, l’interrogazione e l’indagine, la condivisione di proposte, la disponibilità a confrontarsi ed eventualmente accettare il conflitto tra posizioni differenti. Su cosa intendiamo per vita e qualità della vita.

Le domande aperte:
Cosa sta accadendo in Italia nell’ambito della ricerca sulle staminali? Avviene, dove avviene, con quali finanziamenti? Con capitali pubblici o privati? A vantaggio di chi, di quali aziende, con quali collegamenti con il potere politico? In quali ospedali, quali sono i ricercatori coinvolti, quali controlli hanno, quali parametri devono seguire? Quali aziende stanno brevettando i processi scoperti con le ricerche? Come funzionano gli organismi preposti ai finanziamenti, come la Commissione nazionale sulle staminali? (due parole su come ha funzionato fin’ora). Quali intrecci tra potere politico e capitali? Italiani o esteri? E più in generale, vogliamo interrogarci su quali dovrebbero essere le politiche pubbliche per la ricerca biotecnologica? Cosa dice l’Europa?

2) Rapporto tra potere medico e soggetto
Le pratiche mediche sono nello stesso tempo il mezzo per migliorare le condizioni di vita e lo strumento di controllo su corpi e desideri. La medicina aumenta le potenzialità degli individui o permette di esercitare un potere sugli individui? Fa entrambe le cose, in modo ambivalente. E’ quel che si dice processo di “medicalizzazione”. Riconoscere entrambi gli aspetti è un’azione politica. Svelare le forme di controllo celate sotto le pratiche mediche è politico.

l rapporto tra medico e paziente è squilibrato e pende a favore del primo. E’ lui che ha il coltello dalla parte del manico. La bioetica tradizionale punta l’attenzione sul consenso informato, cioè sul fatto che gli individui che adottano pratiche mediche scelgano consapevolmente in base alle informazioni offerte. Crediamo che non sia sufficiente garantire questo elemento per assicurare che le procedure si svolgano in modo che, in questa situazione di squilibrio, i soggetti siano tutelati.
Questa prospettiva è limitante ed ha in sé le premesse per mancare all’obiettivo che si pone, cioè la tutela dei soggetti. Infatti non si chiede quali sono le condizioni in cui si trova un soggetto nel momento della scelta e prescrive un formato standard di soggetto che sceglie, senza accorgersi che i soggetti non sono neutri ma sessuati e dunque differenti, con abitudini differenti e con differenti richieste da parte del contesto sociale (un esempio banale : da donna ci si aspetta la sospensione dell’attività lavorativa in caso di maternità e la totale dedizione al ruolo di genitrice, non così all’uomo).

Le domande aperte: quali sono gli approcci di donne e uomini alle tecnologie riproduttive? Come si esprime il desiderio di maternità e paternità? In che modo la donna e l’uomo vivono il limite posto al proprio desiderio di genitorialità? A cosa sono disposte/i pur di soddisfarlo? Nel corso delle procedure di fecondazione assistita, quali forme assume il rapporto medico-paziente? In che modo la disponibilità di queste persone al trattamento si incontra con il desiderio del medico di ottenere un successo, di rispondere ad una domanda di senso, oltre che di benessere?

3) Rapporto tra potere medico e soggetto femminile.
E’ da svariate centinaia d’anni che il potere medico esercita il controllo sulle varie fasi del processo riproduttivo, che non è né più ne meno naturale di altre esperienze umane. Nascere è un evento umano e come tale è mediato dalla cultura, dal simbolico, da artefatti tecnologici. Ripercorrere la storia della cosiddetta medicalizzazione del corpo femminile permette di riconoscere l’erosione costante del sapere delle donne su se stesse e il proprio corpo e osservare come attraverso il controllo sulla riproduzione si sia perpetuato fino ad oggi un ordine sociale, economico, relazionale. Nel libro "Non si gioca con la vita", l'autrice indaga i molti nessi di questa vicenda antica ed insieme attuale. I nessi portano altrettante domande.

Le strutture che nell’arco del ventennio trascorso hanno realizzato o tentato di realizzare condizioni tali da consentire alle donne un rapporto con il proprio corpo in trasformazione (pubertà, parto, menopausa sono i momenti più visibili dei continui cambiamenti in atto) non mediato dalla figura del medico. Parliamo dei consultori, da sempre terreno di contesa tra diverse visioni del ruolo femminile e, in generale, della famiglia. Parliamo anche dei reparti di ginecologia degli ospedali, dove sono effettuate le interruzioni di gravidanza.

Cosa sta accadendo oggi in questi spazi? Quali comportamenti sono adottati da medici e personale? Quali le parole usate, le informazioni date? In che modo sono trattate le donne che si trovano in condizioni di abortire? Le donne che hanno bisogno della “pillola del giorno dopo”,
trovano ascolto, oppure si trovano di fronte ad un muro? Sono date informazioni corrette sulla contraccezione? Quali donne si rivolgono ai luoghi in cui le informazioni dovrebbero essere disponibili, italiane o straniere? Quali sono i problemi riscontrati dal personale sanitario che
non si adegua ai protocolli previsti da un ordinamento sempre più segnato da imposizioni di tipo cattolico? Quali spazi stanno conquistando associazioni che portano nel proprio statuto la “tutela
della vita fin dal suo concepimento”

4) Immaginario
Il desiderio di maternità/paternità, come ogni altro desiderio, non è né rivoluzionario né conservatore. E’ un’espressione dell’umano che può funzionare tanto da veicolo di strategie di espansione del capitalismo, quanto da volano di modi esistere, pensare, agire, alternativi ai modelli dominanti.

Per ora, è il terreno di coltura più fecondo per la mercificazione dell’umano in tutte le sue forme.

Pare che la dottrina della chiesa cattolica sia diventata l’unico argine posto alla mercificazione dei desideri. Smentiamo la chiesa, la cei, ratzinger e tutta la sua compagnia. Noi c’eravamo ben prima di loro e con ben altri argomenti.


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