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Legge 40, come continuare la sfida dopo la sconfitta del referendum

Da Liberazione del 19/07/05

Giovanna Capelli
Sabato 16 luglio si è svolta a Roma un'affollata assemblea Nazionale del Forum delle donne del Prc. Compagne e amiche di vecchia data del Forum e compagne che si sono sperimentate a partire dalla campagna referendaria sono venute oltre che da Roma e dalle vicine città del Lazio, dalla Lombardia, dal Trentino, dall'Emilia, dalla Liguria, dalla Toscana e dall'Umbria dalla Sardegna, dalla Sicilia, dalla Puglia, dalla Campania, dalla Calabria per scambiarsi "analisi, prospettive, proposte dopo il referendum sulla fecondazione assistita". Un argomento controcorrente rispetto alla propensione prevalente a chiudere il dibattito, a rimuovere e soprattutto ad accantonare una battaglia persa; e questo non solo per il prevalere nella agenda politica delle scadenze istituzionali, ma perchÈ la campagna referendaria contro lo stato etico e per la autodeterminazione delle donne ha in qualche modo disordinato le gerarchie delle priorità e della ridefinizione dei poteri. Mentre la Chiesa si fa forte della adesione al suo sistema valoriale ed entra pesantemente e senza mediatori nella politica e nella cultura, nell'Unione riemerge la propensione neo-centrista a ritornare allo scambio politico sul corpo delle donne, al patteggiamento in vista di un "etica condivisa". Il rigore quasi leninista dell'ordine del giorno non maschera la difficoltà dell'incontro: approfondire le ragioni complesse di una sconfitta nettissima, metterla in relazione con l'impegno e le speranze e le aspettative di ogni compagna e delle relazioni politiche di cui è tramite, senza ignorare la profondità della ferita e dello scacco nella soggettività di ognuna e nello stesso tempo trovare la ragioni forti e profonde di quel conflitto aspro aperto contro la legge 40, per continuare ad agirlo nella società.

La relazione introduttiva di Erminia Emprin assume questa sfida e affronta gli elementi di riflessione sull'esito referendario a partire dalla intenzionalità politica che ha costituito il Forum delle donne "costruire nella Polis e in dialettica con la sinistra lo spazio pubblico di espressione della soggettività femminista "e dalla pratica concreta che con continuità e tenacia il Forum ha praticato dentro e fuori il Partito: dai Tavoli di donne sulla Bioetica fino ai referendum, per intrecciare e valorizzare saperi e percorsi femministi per produrre forza e visibilità politica " sui nuovi orizzonti di senso aperti dalle biotecnologie riproduttive e sul rischio di cancellazione dalla scena pubblica della centralità del corpo pensante della donna nell'evento della nascita" La lettura dell'esito referendario mantiene cautela sui giudizi complessivi sulla società italiana, procede con il metodo della problematizzazione, apre interrogativi e spunti di ricerca, chiama le altre ad interrogare la propria esperienza politica. Il vero nodo è se questa sconfitta sulla legge 40 sia "la prima che registriamo o se non sia invece la prima sconfitta riconoscibile, la prima che si evidenzia in uno scontro aperto "Nella globalizzazione neoliberista si ridefinisce il ruolo dello stato, che arretra nella economia, e produce leggi pervasive di corpi, stili di vita, relazioni, comportamenti Con questo capovolgimento dell'ordine del discorso in realtà il referendum contro la legge 40 puÚ essere visto come primo atto di ribellione e di disobbedienza di massa (10 milioni di voti) ai processi di arretramento, che si susseguono dagli anni '80 nel rapporto fra etica e legge, frantumando i fondamenti dello stato costituzionale e democratico: dalla pessima legge sulla violenza sessuale, a quella sui trapianti d'organo a quelle regionali sulla famiglia al finanziamento delle scuole private.

Imma Barbarossa prende parola sul nuovo rapporto fra spazio del sacro e modernità, grazie al quale si ristruttura un ordine patriarcale sempre pi˜ sostenuto dal fondamentalismo cattolico, cui Ratzinger porta in modo esplicito autorevolezza e argomentazioni. Con grande efficacia Lidia Menapace mette in campo una lucida analisi sulla comune ispirazione patriarcale di tutte le religioni monoteiste e sulla necessità di cogliere le nuove forme del patriarcato, ma soprattutto ragiona sul futuro, sul che fare: mettere a fuoco una pratica che ci permetta di rispondere al vero quesito che il referendum ci consegna "come costruire in modo democratico e rispettoso di tutte e tutti una legislazione che affronta materia nuova, legata alla variabilità degli esiti della ricerca scientifica, della sua applicazione e alle libere scelte individuali? Inoltre chiede di non dimenticare che nella fecondazione assistita ragioniamo nell'ambito di una medicina ricca, pensata per il Nord del mondo per questo è necessario che una quota di investimenti destinati alla fecondazione si strutturi automaticamente come aiuto ai bambini del Sud del mondo al loro nascere e alla qualità della loro vita.

Eleonora Forenza interroga la contraddizione fra esito delle elezioni regionali e risultato del referendum, soprattutto al Sud e come Eleonora Cirant lamenta lo scarto di informazione, di coscienza fra le donne e gli uomini che hanno dato corpo al conflitto referendario e la consapevolezza su questi temi del popolo della sinistra, anche del nostro popolo di Rifondazione Comunista. Patrizia Arnaboldi, Daniela Dioguardi, Rosa Tavella ritornano sui limiti della comunicazione mediatica, che ha solo sfiorato la dimensione popolare e di massa, anche perchÈ troppo affidata al tecnicismo degli esperti, alla dialettica maschile e alla disputa sulla vita e la sua qualità, astratta e lontana dai problemi quotidiani di vite sempre pi˜ precarie. Ma la campagna referendaria è stata anche partecipazione democratica, attivazione di soggetti: i comitati territoriali che si sono costruiti sono una grande ricchezza politica e democratica non bisogna sciogliere queste reti, ma trasformarli in luoghi permanenti, disponibili a un lavoro di lunga durata. Patrizia Bortolini si chiede. "Con l'astensione ha vinto proprio la Chiesa? " e analizza la evidente secolarizzazione dei comportamenti e delle coscienze e la necessità di decostruire nel senso comune le idee di natura.

"Dobbiamo dire con nettezza che anche nel nostro Partito il peso di questa campagna è stata sostenuta dalle donne e da pochi compagni, la struttura di Partito ha fatto da sponda e da facilitatrice, non è stata animata dalla passione di tutte tutti "dice concludendo Elettra Deiana, che approfondisce il precipitare della crisi della politica e delle forme della rappresentanza e analizza le conseguenze nei processi di autorappresentazione dell'esaurirsi delle grandi narrazioni che hanno alimentato la storia del Novecento, anche di quella delle donne. Nel nuovo e inedito contesto del secolo segnato dalla guerra permanente e dalla globalizzazione l'urgenza sta nella costruzione di un nuovo femminismo politico. Continuare la lotta contro la legge 40 è parte concreta di questa impresa.

 
 
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