portaledonna - Transessualità - identità sessuale e ruolo sociale
Home arrow Corpi arrow Transessualità - identità sessuale e ruolo sociale
Lunedì 25 Marzo 2019

Login





Password dimenticata?
Nessun account? Registrati
 
Annuncio Pubblicitario
Transessualità - identità sessuale e ruolo sociale | Stampa |
Cover_Transessualismo.gif
Atti del convegno organizzato dal Centro Progetti Donna su: Transessualismo - identità sessuale e ruolo sociale.
Nel 1990 le donne si interrogavano sull'identità sessuale e ruolo sociale delle persone transessuali. Ci siamo accorte che da allora poco è cambiato. Da qui la decisione di ri-pubblicare gli atti in formato digitale.
Transessuale è chi percepisce "una profonda incoerenza" tra la propria identità biologica e il proprio vissuto di genere, da qui il termine "disforia di genere". Al di là delle definizioni che si danno in ambito medico, la domanda su cui si interrogavano le donne al convegno del 1990 ancora oggi si ripropone: la persona transessuale è titolare di diritti? Una risposta che ci invita a riflettere la possiamo leggere nelle parole di Raffaella Lanzillo all'epoca del convegno tratte dal suo intervento "il transessualismo e la legge" (scarica il pdf completo).

"Dobbiamo divenire capaci di creare gli spazi - sociali e culturali, prima ancora che giuridici - per chi non sia del tutto donna, ma neppure del tutto uomo: che possa vivere in armonia con se stesso e con gli altri, esprimendo le sue peculiari tendenze ed attitudini, senza dare scandalo, senza ingannare nessuno, senza necessità di assoggettarsi ad automutilazioni, per rientrare entro schemi che non gli appartengono... leggi tutto l'intervento"

Interventi
Essere donna, essere uomo - di Guido Sala
Sesso, natura e cultura - di Adriana Perrotta e Diana Nardacchione
Psicopatologie nel transessuale - di Roberta Ribali
Modelli psicosessuali - di Gabriella Bravi
Identità sessuale - di Andrea Cattabeni
Transessualismo, 8 anni di esperienze - di Angelo Salvini
Transessualismo e la legge - di Raffaella Lanzillo
Transessuali e diritto penale - di Marco Maria Maiga
Transessualismo - Conclusioni Convegno

Introduzione al convegno - Avv. Giovanna Chiara

Ci è sembrato utile ed attuale affrontare con questo Convegno il problema del transessualismo con riferimento ai "ruoli sociali" definiti nella tradizione culturale e giuridica all'interno di una "normalità" uomo-donna senza sfumature, proprio quando le rivendicazioni di parità del femminismo mettono in discussione - nella nostra società - i ruoli tradizionali legati alla differenza sessuale.
Nella nostra cultura giuridica, invero, la identificazione sessuale lega l'individuo alla organizzazione sociale cui appartiene, con un'operazione astratta di identificazione anagrafica, che assegna a ciascuno, al momento della nascita una sorta di "distintivo" del suo "stato civile".
Ciò consente allo Stato, come organizzazione sociale, di annettere al soggetto rapporti giuridici: dall'imposizione del servizio di leva, alle operazioni fiscali, elettorali, di polizia, alle certificazioni di nascita, di matrimonio, di filiazione, di morte...
In sostanza, l'iscrizione nei registri dello Stato Civile condiziona il futuro del "soggetto" cristallizzando determinate qualità e specifici modi di essere.
Chi entra in tali registrazioni, trova già virtualmente un "sé", nei rapporti con gli "altri".
La generalità e l'astrattezza della legge si cala nella infinita varietà dell'io" e ciascun destinatario si specifica in quella astrazione secondo "dati" del contesto sociale.
In certo senso il diritto percepisce l'individuo come entità "omologata" che - per il fatto di esistere - diventa centro di imputazione normativa.
Nella rigida divisione dei sessi: uomo-donna, l'ermafrodita, il transessuale non trova spazio nei registri dello Stato Civile.
Peraltro, proprio a partire dalla definizione dell'individuo umano avente capacità giuridica, di essere cioè titolare di diritti, la legge riconosce una soggettività incompiuta, quando alla capacità di esercitare tale diritti, attraverso l'istituto della "tutela" e "curatela" e la "finzione" della rappresentanza: la legge protegge così il minorato intellettuale ed il minore e, in tempi non remoti, relegava il "sesso femminile" in uno stato di "incapacità legale" a vita, sottoposto all'autorità del padre o del marito.
Anche nella definizione dello "stato" dei figli legittimi o naturali, la legge parte da una "finzione legale", legata alle registrazioni dello "stato civile", e così pure avviene per la "presunzione" di paternità del concepito durante il matrimonio. Al sesso, dunque, (che riceve una definizione univoca, all'atto della nascita, nei registri dello Stato civile) si riconnettono norme sociali religiose e giuridiche che regolano o puniscono la sessualità.
Ma proprio in questi ultimi decenni le norme codificate che regolavano i rapporti tra i sessi sono state messe in discussione dal movimento delle donne: dal rapporto di subordinazione della moglie al marito, ai reati di adulterio e di concubinato; dal reato di aborto a quello di violenza sessuale; dai delitti per causa di onore, al "comune" senso del pudore; dal "debito coniugale", alla distinzione tra figli legittimi e naturali; ai rapporti economici tra i coniugi, alle norme della successione ereditaria.
Nel momento, però, in cui l'individuo, registrato anagraficamente in base al nome, luogo, data di nascita e sesso, rivendica il riconoscimento di una sua realtà corporea, come diritto alla sua propria identità psico-fisica al di là e al di sopra della "soglia di normalità", rivendica norme giuridiche prottettive collidenti col principio stesso di astrazione giuridica.
Non a caso ciò avviene quando il progresso scientifico e tecnologico: la biologia, la medicina, la psicologia, la genetica, la chirurgia, con successive scoperte, cercano di capire la complessa "corporeità" del soggetto umano.
Nel travaglio di queste trasformazioni, anche nel pensiero giuridico, prende consistenza la tendenza del diritto alla tutela del "corpo" nella sua identificazione soggettiva dell'identità individuale e, di riflesso, nel comportamento sessuale.
Quando la immutabilità o la definitività dell'essere maschio o essere femmina, allo stadio attuale degli studi biologici e psicologici, sembra cedere il passo ad una concezione in cui la mascolinità o la femminilità non sono più valori nettamente contrapposti, ma gradi successivi di un'unica funzione, la sessualità, il disagio della legislazioni nell'inseguimento della soggettività è determinato dal fatto che la "sessualità" nella detta accezione, sfugge ad ogni possibile astrazione giuridica, poiché lo stesso processo di identificazione nella sua globalità viene messo in discussione.
Si verrebbe così ad individuare "giuridicamente" la tendenza al superamento della astrazione maschio-femmina per pervenire alla "indifferenza giuridica del sesso".
Mentre, il "cambiamento di sesso" che omologa il soggetto in un concetto giuridico che si vuole contestare, da "uomo" a "donna", da "donna" a "uomo", non si esaurisce in sé, ma coinvolge tutti i connessi istituti giuridici in cui si definiscono anche "gli altri", coniuge, figli, diritti successori...
in sostanza, il diritto tradizionale riserva al "privato" una sorta di "indifferenza giuridica", limitandosi a regolare gli aspetti esteriori, sociali del rapporto tra i sessi.
Ora, sul piano normativo - con la dissoluzione della famiglia patriarcale "isola che il diritto lambisce", diceva il grande giurista Arturo Jemolo, assistiamo al succedersi di leggi che tutela sia l'individuo nella sua soggettività psicologica, in una prospettiva di solidarietà sociale (=e non più familiare e privata) che impone la tutela del singolo anche nei rapporti più privati (=della donna contro le prevaricazioni del marito, dei figli contro le prevaricazioni degli stessi genitori, per eliminare ogni ostacolo che possa impedire o comprimere "il pieno sviluppo della persona umana" (art. 3 Cost.)), come soggetto singolo, "unico" rispetto agli "altri".
La stessa istituzione giuridica dei consultori familiari i cui compiti affrontano nel campo della psicologia, della medicina, dell'educazione sessuale, la fitta rete dei rapporti interpersonali, non significa allargamento di situazioni patologiche, ma nuove dimensioni nei rapporti pubblico/privato perché il singolo soggetto esprima completamente la propria personalità e la propria creatività.
E, così, la definizione giuridica del sesso incide proprio su quel rapporto pubblico/privato; essa definizione potrebbe essere indifferente al diritto ovvero essere regolata con norme specifiche.
Un percorso irto di difficoltà e di resistenze ideologiche, che vede interventi giurisdizionali, dello stato, all'interno dei rapporti personali familiari più intimi (=art. 145 cc. ove il giudice dirime il contrasto tra i coniugi su affari essenziali della convivenza coniugale, art. 316, 3° comma, nei contrasti genitori-figli art. 12 L.194 sull'aborto che vede l'intervento del giudice nell'autorizzazione dell'aborto della minorenne (in contrasto con l'autorità dei genitori)).
Se il problema della sessualità assume particolare ampiezza nella nostra società, esso trova le sue radici nel movimento di liberazione che le donne propongono quando si riferiscono alla "maternità responsabile" che sottende la distinzione tra sessualità e procreazione
Ecco dunque che, in tema di transessualità, senza indulgere all'aspetto deteriore legato a morbosi interessi, alla prostituzione, alla pornografia (retaggio peraltro di una cultura ferocemente sessuofoba che non riesce ad estinguersi), ci è sembrato utile affrontare le diverse tematiche nella loro variegata pecularietà e incisività.
La transessualità si presenta nell'ordinamento giuridico italiano con la legge 14.4.1982 n. 164 che risolve opportunamente alcune questioni, ma ne pone altre.
Va detto subito che la detta legge, anche se è titolata, "Norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso" con chiari riferimenti agli atti dello stato civile, non regola una semplice modifica dell'art. 454 del codice civile (che riguarda la rettificazione anagrafica): anzi è stata scartata la soluzione di tipo amministrativo per affidare alla magistratura ordinaria, e ancora una volta, allo Stato, il compito di decidere sulla opportunità del mutamento.
È ancora il giudice - dunque - che interviene nell'intimo del soggetto.
E da più parti si richiedono altri interventi dello Stato, di carattere economico ed assistenziali quanto meno per il costo dell'operazione chirurgica di trasformazione e la consulenza psicologica connessa alla particolare situazione psico-corporea, se così si può dire.
Ma se sono valide le premesse che abbiamo fatto, il transessualismo che emerge nella nostra società si radica nella profonda trasformazione dei ruoli sociali codificati: con tutte le contraddizioni delle diverse culture: (nord-sud, paesi industrializzati, terzo mondo, flussi economici e di povertà, rapidità di comunicazione e di movimento, informazioni superficiali e distorte, mass media ecc).
Questo Convegno vuole essere contributo allo studio delle problematiche connesse al "fenomeno", un punto di partenza per ulteriori approfondimenti giuridici, medici, psicologi, sociali che riguardano la "sessualità", nella sua più vasta accezione.

 
 
Home | Primo Piano | Associazioni | Identità | Corpi | Società | Diritti | Politica | Cultura | Globalizzazione | Cerca | Contatti | Links |

Valid CSS!

Calendario Eventi
Marzo 2019
Do Lu Ma Me Gi Ve Sa
24252627281 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29 30
31 1 2 3 4 5 6
Notizie siti collegati

Unione Femminile

Centro Progetti Donna
© 2019 portaledonna - webmaster
Joomla! è un software libero realizzato sotto licenza GNU/GPL..